Capitolo 1 – "One, two, check, prova microfono"
- Gian Luca Verga
- Dec 30, 2025
- 2 min read
Updated: Jan 7
Un microfono, semplicemente un microfono. Elegante nel suo design lineare e sinuoso, è oggetto ricco di simbologia e ammantato da un fascino ancora avvertibile. È un oggetto elegante nelle forme che mi è capitato di incontrare, stringere e di abitare. Un microfono è un ponte con gli altri, una strada a doppio senso; a doppia lama a volte. Un microfono è una vanga che scava con dolcezza, pudore. Oppure una piccozza che colpisce armature con vigore e scheggia, scalfisce, ferisce. È il bastone del rabdomante che affidandosi al fato, all’istinto e al proprio sapere procede nella geografia di un’anima. Anche a tentoni o introducendo altre strategie; quella della mangusta al cospetto del serpente è tra le mie preferite. È il retino che afferra parole destinate ad evaporare in sbuffi impalpabili, è quel rosario di respiri, sospensioni, sorrisi, mugugni e grugniti che i pensieri sgranano e di cui si colorano. E permette di affinare l’arte della prossemica, di leggere il non verbale, le distanze fisiche, le posture. E calibrare di conseguenza. A patto di saper ascoltare, capire, intuire.
Spesso, al suo cospetto, si manifestano le ambizioni, i sogni, le promesse, piccole o grandi verità, gioie e sofferenze. E così facendo il microfono sottrae scampoli di vita alle maglie e all’oblio del tempo per consegnarle a quell’eterno racconto della vita. Singolare e plurale. Non è dunque il microfono un manufatto portentoso? E impagabile credetemi: come la bacchetta magica di Merlino ha il potere di modificare, amplificare, sovvertire i sensi, suscitare riflessioni, piaceri, emozioni. Ammaliare.
E se nel flusso del tempo il microfono ha mutato pelle e veste (design, prestazioni, tecnologia) non è cambiato il piacere e il bisogno di conoscere, di frugare tra le pieghe e nelle viscere dell’interlocutore. Scavare per condividere eventuali gemme con voi.
Ecco perché è stato ed è il miglior viatico di un viaggio quarantennale, il mio. Un periplo articolato e infinito che mi permesso di incrociare traiettorie umane e di pensiero anche sorprendenti, affascinanti, spiazzanti, eretiche a volte. Da condividere col pubblico perché sono scampoli di esistenze spesso arricchenti che hanno amplificato le angolazioni da cui osservare le nostre realtà. È stato un canto corale davvero straordinario, impastato anche di alitosi e salivazioni diversificate, inciampi, noia (scarsa per la verità) e nutrimento (costante per la verità). Ciò grazie alla musica e ai suoi autori e cantori. E se questa inestimabile espressione emotiva vanta infiniti “significati” e sortilegi ho appreso che favorisce quella connessione emotiva e sociale necessaria a una sana convivenza.
La condivisione della musica per ritrovarci.
...rabdomante! mi piace moltissimo