Incantevoli storie di Lisbona: Madredeus.
- Gian Luca Verga
- May 16
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L’ammaliante timbro vocale di Teresa Salgueiro, la delicata alchimia musicale e le immagini anche in bianco e nero girate da Wim Wenders hanno rivelato al mondo la struggente poetica sonora dei Madredeus; ensemble portoghese di Lisbona, divenuto nel breve volgere di alcune stagioni, verso le metà degli anni’90, uno stupefacente oggetto di culto. Nei loro primi album, e successivamente con qualche licenza ulteriore, s’intrecciano il fado con la modernità, la saudade con la spiritualità a vestire canzoni senza tempo, oniriche, e per questo, come i sogni, difficile da raccontare. Come la brezza che spira dal Tago, il fiume-oceano, e che accarezza gli Azulejos del centro storico o si intrufola nel dedalo di Alfama o del Barrio Alto. O come la voce della Salgueiro “eterea, capace di unire desiderio terreno e stupore cosmico, ambizioni materiale e speranza trascendentale”. Sempre abile di avvolgerti in uno stato di grazia.
Nel 2006 giunsero al Teatro di Chiasso; li incontrai e ve ne lascio una traccia.



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