Ezio ("Xico") Bosso, guerriero della luce.
Ho ricevuto in dono dei porcini l’altra sera, e in abbondanza dopo quella “bizzarra partita” che ha visto la Beneamata soccombere ingiustamente al Bernabeu nel primo turno di Champions League. Funghi che non amo particolarmente trovare nel piatto; giusto un paio di risotti all’anno e nulla più. Ma confesso che dopo aver sfogliato “L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi” del biologo inglese Merlin Sheldrake - già ospite degli incontri al Monte Verità di Ascona - l’epica e la poetica del fungo mi affascinano. Non solo perché è simbolo di rinascita e trasformazione, o perché nelle favole le case in cui albergano creature fatate è spesso a forma di fungo. O inducendo stati di allucinazione amplifica le nostre capacità sensoriali. Il fungo vanta una posizione di rilievo nel corpus della mitologia di molte culture e rappresenta la capacità della natura di trasformare la materia invisibile e decomposta in vita visibile. Anche se non possiede un cervello. Però il fungo è soprattutto un formidabile strumento di interconnessione: tra alberi, rocce, minerali; in parole spicce tutto ciò che alberga sottoterra. E questo anche per centinaia di metri o chilometri in alcuni casi. E a tal proposito si parla proprio di “wood wide web”.

E così, la mattina seguente, nel mondarli prima di congedarli e riporli nel gelo del freezer il tempo e lo spazio domestico furono invasi dalle note di Ezio, nella fattispecie quelle di “The Roots- A tale sonata”. Vai a sapere il motivo, se ce ne fosse uno, di questa scelta; vero che siamo alla vigilia del suo genetliaco e che sul vetro tamburellava la prima pioggia settembrina. Che buffi i cortocircuiti della mente!

Ed ecco il collegamento tra le sinapsi: Ezio non è certo spuntato dal nulla dopo una notte di scrosci ininterrotti. La sua vita l’ha dedicata allo studio e alla comprensione della musica, dei suoi autori e interpreti. Ha studiato, e tanto, anche per comprenderne i significati, le storie, i sentimenti e le motivazioni che informano una partitura. L’anima in poche parole. Frugando tra le sue pieghe, immergendosi anima e copro nella meraviglia e nello stupore che genera. E traendone insegnamenti che non poteva trattenere solo per sé. Quasi fossero eccedenza spirituali. E non solo squisitamente storici o musicologici ma anche etici e morali. Ed è ciò che lo ha plasmato.

Ezio Bosso aveva compreso l’intima connessione tra musica e vita, tra arte e società, tra gli ecosistemi: ovvero tutti noi che siamo, volenti o nolenti, ecosistemi in connessione. E al di là della razza, del sesso, del ceto sicale, degli orientamenti non solo religiosi. E si è speso, eccome se si è speso e con un occhio di riguardo ai giovani. E prodigandosi per seminare un ideale di bellezza concreto, si è rivelato un formidabile connettore di umanità.

È stato a mio avviso uomo e artista a presidio della vita nella più alta accezione del termine. E custode della bellezza. È stato un dono e una straordinaria lezione di vita. Senza salire con spocchia sullo scranno se non per dirigere i suoi orchestrali, per dar forma alle sue partiture che vantano anche il potere di lenire ferite. E poi diciamocelo: l’umanità e quella luce che emanava in ogni contesto, pubblico o privato che fosse, attraverso un sorriso abbacinante e uno sguardo tanto dolce quanto intenso che ti penetrava nell’animo, non potevano lasciarti indifferente. Era un uomo medianico Ezio, o forse messianico, sempre mosso da quello slancio vitale volto a migliorare o rinnovare le sorti della società. Un impeto, un ardore utopico che nutriva i nostri spiriti e le nostre coscienze proprio con la sua travolgente e contagiosa umanità.

Personalmente ho provato un profondo senso di gratitudine nel condividere del tempo con lui. Sul palco degli Showcase della RSI, nei camerini, a cena. La dolcezza delle parole e dei pensieri eleganti e mai banali che con profonda leggerezza fluivano, e che amava condividere senza boria alcuna, lo rendevano davvero speciale. Incontri ricchi oltre che di umanità, di umorismo e auto ironia, dedicata anche alla sua condizione esistenziale. E proprio sorseggiando la sua amata birretta parlammoad esempio di come la bellezza in questi tempi oscuri faccia ancora paura. La bellezza difficilmente viene accolta, accettata nella sua “semplice”, pura, potente manifestazione e verità. Una bellezza che persone come Ezio Bosso riuscivano a trasmettere con quella naturalezza, con quello sguardo che anime sensibili, scevre dalle gabbie dell’io, volte alla contemplazione della vita nei suoi molteplici aspetti, e che ancora si interrogano ne coglievano la ricchezza e la grazia. E hanno, ripeto, la necessità di condividere. Con passione, manifestando una invidiabile forza vitale.

Nella musica di Ezio, che siano le sue partiture o le sue interpretazioni, ho sempre colto una vibrante tensione morale, un’etica, anzi una resistenza etica contro le derive dell’umana specie. Perché, come già scrissi, Ezio era un guerriero, un rivoluzionario malgrado non volesse esserlo. Un politico nell'accezione più nobile del termine. Un guerriero della luce, un guerriero della bellezza. Ne era parte, ne era emanazione. E in questa vita che fluisce copiosa e inarrestabile Ezio si immergeva libero; la assaporava, la viveva intensamente, l’affrontava per esserne radice e germoglio, polline e fiore. Per condividerne i significati anche profondi e l’abbacinante stupore. Che traduceva con musica, parole, concetti, metafore che ci appartengono, che appartengono all’essenza del nostro “io” se solo avessimo, tempo, voglia, necessità di ascoltare. La sua eredità, la sua grande eredità è proprio questa.
E che l' Associazione Ezio Bosso (www.asseziobosso.it) promuove con indefesso impegno e passione.



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