An Englishman in Montreux (e in Valdarno) - Capitolo XVI
Era una notte calda e appiccicosa, una notte di quelle che il Montreux Jazz Festival spesso regalava inebriando di musica il suo popolo, estraendo meraviglie dal cilindro. E noi siamo lì con Rete Tre nei primi anni ’90 a trasmettere i concerti, a intervistare l’intervistabile, a fare la posta agli artisti, a condividere battute, sorrisi e risate nel backstage. Quell’anno è di scena pure Sting con i suoi The Police, o meglio, il solo Andy Summers, oltre a promuovere un "suo" nuovo artista: tale Vinx del quale abbiamo perso le tracce.
Ovviamente chiediamo per l’intervista: è gentile, educato, annuisce, accetta ma rimanda ad oltranza. Passa un giorno, ne passa un altro e un altro ancora. Lo incontriamo, lo incrociamo più volte di giorno e di notte; ci siamo pure sorseggiati una birra con l’amico e collega Gabriele al bar di fronte al Casino, suscitando stupore e ammirazione tra gli avventori conviti di assistere alla reunion della storica band. E chiacchierando amabilmente. E quando transita davanti alla nostra postazione saluta, sorride, ma l’intervista nisba. Una sera lo blocchiamo esasperati, ci rifugiamo vicino ai cassonetti della spazzatura e, spalle al muro, scatta finalmente l’incontro; sostenuto da un capannello di gente che si moltiplica minuto dopo minuto. Incredula e in religioso silenzio. E col senno di poi ringrazio che ancora gli smartphone non esistevano!
Al termine tutti in sala per i concerti, per vivere la consueta e intensa maratona musicale.
A notte davvero inoltrata, entrando nel backstage per raccogliere gli umori del “dopo partita”, Angie, una sound engineering olandese dei leggendari Mountain Studios ci scatta la foto su istigazione di un divertito Brian May (che oltre a vederci in quei giorni d'affanno ci fece da cicerone per una visita guidata agli Studios, lacrime incluse in quanto Freddie era scomparso da pochi mesi), che scorgendoci chiacchierare, e prendendo Sting per la collottola, ci obbliga contro il muro per questo scatto fotografico.
Lui, Sting, fresco di bucato, io in piedi da 20 ore, sudato, appiccicoso, capelli bagnati da poco sotto una fontanella, stravolto.

Negli anni successivi l’ho intercettato più volte: ancora a Montreux, dove stava divenendo un habituée e due chiacchiere le concedeva sempre. Soprattutto quando lo incontravi nello Chalet di Claude Nobs (leggendario patron del festival) a sorseggiare un calice di bianco della regione. A un paio di suoi concerti tra Milano e Zurigo o al "Pavarotti International" del ‘93. In quell’occasione si presentò con moglie e un paio di figlioli. Erano reduci da alcune perlustrazioni in Toscana in cerca di un’umile dimora dove accasarsi e coltivare la vigna. E quanto volle condividere con noi le meravigliose località che aveva visitato ( che traducendo: quanto ce li frantumò la sera stessa).
E comunque accettò l’intervista di buon grado, dopo quella raccolta dai colleghi della BBC, ai quali dovetti regalare un paio di bobine in quanto scordate in albergo. E loro erano in quattro, in giacca e cravatta nell'afa della campagna modenese!
Sting mi riconobbe, evocammo l’episodio di Montreux dell’anno precedente, raccontò brevemente a Trudy, la moglie, dell’intervista tra i rifiuti. Rdevano di gusto. Ma fu un mezzo incubo in quanto un pargoletto (credo fosse Jake), incantato dal vecchio Stellavox con la bobina che girava e girava iniziò a toccarlo, a spostare leve e levette, a infilare le dita in ogni pertugio, a modificare le impostazioni a casaccio. In sostanza trascorsi l’intera intervista, sudando, a bloccargli le mani, a stringerle, a domare il mio nervosismo sfoggiando il sorriso di circostanza mentre lui pasticciapa sotto gli occhi benevoli e divertiti di mammà e di papà. La sera, poi, alla cena di rito con invitati, artisti, vip e giornalisti finii alla tavolata anche con l'intera famigliuoa. E tra un bicchiere e l’altro mentre Sting teneva banco coi commensali sulle meraviglie delle tenute toscane e Zucchero raccontava della loro amicizia e collaborazione, Trudy si prese qualche minuto per scusarsi e stigmatizzare il comportamento del pargolo, assicurandosi comunque della buona riuscita della registrazione. E convenimmo che sono bambini; cosa vuoi farci, no?
ps. La famiglia acquistò pochi anni dopo la tenuta "Il Palagio" in Valdarno



Comments