Capitolo XIII - Eccome se Dylan (auguri!) ben ricorda il suo primo concerto in Piazza Grande a Locarno...
- Gian Luca Verga
- May 24
- 3 min read
In occasione del genetliaco di Dylan, immaginando che per lui sia una ricorrenza totalmente insignificante, rammento con quel piacere misto alla nostalgia il mio primo incontro con il sig. Zimmermann. Mio come me quello di altre migliaia di persone sparpagliate sul nostro territorio e stipate sotto la pioggia che batteva fitta fitta la sera del 5 ottobre del 1987 in Piazza Grande a Locarno. Perché eravamo in 7000/8000 in quella fredda, turbolenta e fradicia serata di ottobre. Proibitiva al contempo dal profilo meteorologico ma epica e imperdibile per la portata: la prima apparizione di “sua santità” Bob Dylan nella nostra regione sulle ali del tour “Temples in Flames”, quello con Tom Petty e Roger McGuinn. Una notte che anche lui stesso ricorda, eccome se ricorda per quanto scrisse nella sua autobiografia Chronicles pubblicata nel 2005.
“Poi, improvvisamente, una notte a Locarno, Svizzera, sulla Piazza Grande, tutto crollò. Per un istante caddi in un buco nero. Il palco era all’aperto e il vento soffiava tempestosamente. Era il genere di notte che può spazzar via tutto. Ho aperto la bocca per cantare e l’aria si è come compressa - la voce non c’era più e non n’è uscito niente. Le mie tecniche non stavano funzionando».
E proseguendo nel raccontare questo momento di panico :
«Ho lanciato il mio personale incantesimo per scacciare il demonio. Istantaneamente, è stato come se un purosangue avesse sfondato i cancelli. Tutto è ritornato ed è tornato a più dimensioni. Adesso l’energia proveniva da cento angolazioni diverse e molte di loro del tutto imprevedibili”

Sì, proprio lui nella splendida piazza nel ventre umido di Locarno. Che stravolse le sue canzoni come amava e ama ancora fare giusto per martoriare il suo mito, che non concesse nulla al pubblico all’infuori della musica, che tentammo di intervistare senza alcun successo, che ci sfiorò scendendo dalle scale del Bar Verbano guardandoci in cagnesco e noi lì, col naso in mezzo alla faccia. E furono due ore abbondanti vissute in apnea, ostaggi della pioggia e dell’umidità che ti azzannava i polpacci; stretti uno accanto all’altro a cantare ed emozionarci, a vibrare per la messa laica che il “bardo di Duluth” officiava. Un catino attraversato dai fremiti di un rock intriso anche di soul e blues, di parole ancora importanti e poesia; da quella catena - come disse Ginsberg - di immagini lampeggianti. E se lo ricordate in quella piovosa serata ottobrina, lui ebreo con la kefiah a collo, rammenterete che ad aprire le danze fu il compianto Tom Petty con i suoi Heartbreakers (dei quali sul manifesto sbagliarono a stampare il nome ). E come dimenticare che Dylan, sul palco, si avvalse anche dei servigi di Roger McGuinn, altra leggenda vivente a stelle e strisce?
Tom, davvero affabile e sorridente, lo portai in diretta sulla Radio svizzera-Rete Uno, offrendogli una birra, al bancone del bar Verbano (sequestrato dalla produzione) al termine del suo concerto. E la diretta, che si rivelò a tratti surreale, significava: parlare alla cornetta del telefono fisso del Bar Verbano facendo domanda in inglese, riassunte in italiano, risposta di Tom sempre alla cornetta in inglese, passaggio della stessa per traduzione, inserire le monetine mentre membri dello staff, incuranti del "sacro momento", frequentavano la toilette animando il tutto con rumori “molesti”. E avanti così per alcuni minuti.
Confesso che tra il caos, le birrette e il suo slang/accento afferravo la metà dei suoi discorsi. Però Tom si divertiva in questo inverosimile scampolo di vita. Al termine consumammo altre due birrette al bancone prima che risalisse ancora sul palco con Dylan. Col quale ebbi pochi anni dopo uno “scontro” al Festival di Montreux nell’atto di scattare una foto in camerino, ovviamente infrangendo ferrei divieti. Nell’obiettivo dell’apparecchio fotografico ricordo il volto stupito e infastidito di Dylan e una gigantesca mano che mi strappò la macchinetta per requisirne la pellicola. Mi ritirarono anche il pass espellendomi dalla kermesse. Ma il giorno dopo fui “graziato” da Claude Nobs, il direttore del festival, divertito dallo scompiglio provocato. Poi ci fu negli anni successivi un quasi terzo incontro, ma soprassediamo. Devo proprio stargli sui maroni, come del resto i 4/5 dell'umanità. A Locano Dylan ritornò anche nel terzo millennio, ma in quella notte buia e tempestosa dell’87 che profuma di leggenda fu un’altra cosa...




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