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Capitolo XII - Certe notti sono i sogni di rock'n'roll a dare forma al mondo

  • Writer: Gian Luca Verga
    Gian Luca Verga
  • May 20
  • 4 min read

Updated: May 21

Ligabue ha la faccia larga come la pianura che abita e che un tempo, di notte, sprofondava ancora nel sogno americano.  Nei primi anni ‘90 non era raro che questa distesa l’attraversasse per raggiungere i microfoni di Rete Tre. E me lo immaginavo, Luciano, nell’abitacolo dell’auto sfrecciare avvolto dalle note di John Hiatt (il” looser” per eccellenza”), o emozionarsi con le ballate alcoliche di Tom Waits, amando Springsteen e gli U2.  Quando lo invitavo, impegni permettendo, si presentava in carne ed ossa, altrimenti al telefono rispondeva sempre. Schietto, educato, genuino sincero. L’ho conosciuto così, e così si è sempre confermato nelle numerose interviste che ho raccolto con lui nel corso dei decenni successivi. Come suo costume i Liga ama esprimere il suo pensiero, seminando riflessione, qualche dubbio senza vender certezze o illusioni a buon mercato.



Lo conobbi grazie a Valerio Soave all’epoca sua avvocato e in predicato di fondare con lui la Mescal. E ci fu subito un’intesa. Con lui e Claudio Maioli lo storico manager che ha sempre avuto un occhio di riguardo per il sottoscritto. Un’intesa favorita dai gusti musicali e cinematografici simili, dalla passione per l’Inter, da alcune letture di formazione in comune. D’altronde la generazione di appartenenza è la medesima.  Ma la chiave fu uno scrittore che amavo, e col quale, dopo un programma nei nostri studi, trascorsi un intero pomeriggio a Lugano facendogli perdere anche un paio di treni: Pier Vittorio Tondelli. Entrambi di Correggio e distanti qualche piano di scale, abitando entrambi nello stesso palazzo.



La nostra prima chiacchierata non verté esclusivamente sul suo debutto discografico, la sua vita, le sue aspirazioni, la sua scrittura: una grossa fetta se la prese proprio lo scrittore, di 6 anni più grande e che in gioventù Luciano non frequentava molto, ma incrociava soprattutto all’oratorio.  “Quando lessi “Altri libertini” fu una Epifania. Ero a militare, nel 1980, è lì è scattata la scintilla, la voglia e il bisogno di raccontare. Li capii quello che volevo fare.”  Ecco l’origine del Bing bang, e se ben ricordo la prima canzone che scrisse dopo aver letto Tondelli fu “Sogni di rock’n’roll”.



Agli inizi di carriera aveva anche un promoter a Zurigo, Domenico Albanese, che s’era messo di buzzo buono per promuovere sul territorio elvetico alcuni artisti italiani: Baccini, Masini e appunto Ligabue.  E anche i suoi concerti nella nostra regione fioccavano. Nei club agli inizi come la sala Metro in Via Brentani a Lugano o in luoghi analoghi oltre Gottardo. Ed erano occasioni per incontrarci, condurlo in radio, cenare insieme, raccogliere interviste, scambiarci visioni e opinione sulla musica, il mondo, la vita.   E così accadeva in occasione di molti suoi concerti nella nostra regione: ne ricordo alcuni, ad esempio, in Piazza Grande a Locarno, al Palacongressi e al Lac di Lugano o nel ‘99 in una Resega stipata all’inverosimile di anime in subbuglio.



Nel luglio del ’92 fu invitato dal Festival di Montreux nella “serata italiana” (per qualche anno sempre in cartellone) con Nannini e Ruggeri. E fu felice di vedermi. Grazie alla radio svizzera ero ormai di casa al festival. Un caffè al volo prima del sound check e a seguire una breve conferenza stampa in cui mi volle al suo fianco per tradurre dal francese le domande della stampa, incuriosita da questo personaggio che indossava una faccia da sioux ed era stato un ex operaio metalmeccanico, ragioniere, contadino, conduttore radiofonico. Con in dono una voce profonda, capace di parlare al cuore e alla mente e di licenziare nel corso del tempo canzoni che vanno dritte al cuore, vibrando sulla pelle, entrando nell’immaginario, nel costume o nel vissuto della gente.

Ma di quella notte l’immagine più vivida è di una Gianna in gran spolvero manifestare una vitalità a dir poco straripante che le permise di far bisboccia, al termine dei concerti, fino alle prime luci dell’alba ballando sui tavoli del “Bar des Musiciens”, mentre tutti noi vagolavamo stremati. 



Luciano mi invitò anche in un Forum di Milano straripante di pubblico per la data finale del tour “Buon compleanno Elvis”; concerto infinito con annesso gagliardo after party ricco di quelle emozioni che l’artista sprizzava da ogni molecola del corpo. E furono abbracci, brindisi, dolci parole con chiunque incrociasse.  Così come alla vigilia del "Liga Rock Park" (Parco di Monza, 2016), andai con la troupe televisiva a Correggio per registrare nei suoi studi e in assoluta tranquillità un’intervista esclusiva finalizzata alla produzione del documentario “In viaggio col Liga”. Già, perché organizzammo un paio di bus carichi di fans ticinesi alla volta di Monza per raccogliere la ricchezza dei loro moti d’anima che manifestarono senza risparmiarsi. E anche lì, una volta ancora, una volta di più raccogliendo riflessioni impastate di sincere emozioni ebbi la conferma di quanto e come la sua poetica potesse significare per migliaia di persone, una moltitudine eterogenea, diversificata per anagrafe, ceto, percorsi di vita. 



Sono stati numerosi e fecondi gli incontri col Liga, e arricchenti. Come quando fu ospite degli showcase della RSI a raccontarci “Made in Italy” o durante quel tempo sospeso che furono le restrizioni chiacchierare amabilmente via Skype attorno a “77+7”. Casuale e inaspettato avvenne a Buenos Aires dove soggiornavo in vacanza. Appiccicato a un muro lungo Avenida Corrientes  scorsi un manifesto che promuoveva il suo concerto il giorno successivo nello splendido e storico Teatro Gran Rex. Mi recai nel pomeriggio, giusto per un breve saluto a sorpresa (e sorpresa lo fu davvero), che si tramutò in un caloroso invito al concerto serale. E grande festa fu, anche giù la, in un altro emisfero, alla fine  del mondo!

 

Intervista "Dedicato a noi"




Showcase "Made in Italy"


Intervista "77+7"



Di seguito alcune interviste/incontri radiofonici (altri se ne aggiungeranno):






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Scrittura, memoria, ascolto  
© Gian Luca Verga

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