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I numeri quali religioni: di mega eventi, Fomo (paura e ansia sociale di esser escluso da esperienze ed eventi) ed “experience”!

Writer: Gian Luca Verga
Gian Luca Verga
Jul 13
3 min read

80, 100, 250 mila persone convenute in un recinto spelacchiato di terra e ciuffi d’erba arsi dal sole non è un concerto ma una bestemmia. Un atto sacrilego, un crimine perpetrato nei confronti della musica, i suoi valori, i suoi significati.  Un simulacro di un concerto che, come diceva Baudrillard, non è più una semplice copia della realtà, ma un'immagine che ha perso ogni legame con la realtà stessa. Scusate ho scritto “concerto”; il termine più corretto è “esperienza”, o meglio ancora: “experience”. Perché è quella che ti promettono di venderti - non un concerto dunque - e che tu acquisti anche a fatica, a fronte dei prezzi sempre più esorbitanti. E ti arrovelli cercando di capire cosa potrai permetterti senza vederti recapitar precetti esecutivi; che so il Prato Gold o quello Silver, il Golden Circle o il Super Pit o altre colorite possibilità, perché ricordiamoci che “l’experience” impone un preciso codice linguistico anche se ti trovi a Tor Vergata o all’Ippodromo di Milano. Male che vada bivacchi tra i pezzenti in fondo in fondo.



Ma quel che conta è che ci sei! E più è mastodontico l’evento, più la narrazione del marketing ti promette “un’ experience” inimmaginabile, incommensurabile. Quella che ha già bruciato i biglietti in pochi minuti, che è alimentata dall’hype dei numeri e degli algoritmi sui social e la stampa. La retorica del record parrebbe l’unico metro. Paga! Ma non ti dice che questa experience la vivrai sotto il sole o nell’ arsura della serata a mangiar polvere, a incazzarti per la truffa dei token, in fila perenne per un goccio d’acqua perché ti hanno sequestrato ogni liquido all’entrata o per svuotare la vescica in una toilette chimica infestata di olezzi, bacherozzi e liquidi organici. Maledicendo i promoter per i disservizi e i luoghi inadeguati e che speculano sulla tua pelle ma per i quali – “experience” o non “experience” - sei e rimani un numero.  Sul quale speculare. E questi se vogliamo sono gli aspetti positivi. I negativi risiedono nella visibilità: se ti va bene scorgi il tuo beniamino sui megaschermi, sempre che non ti si piazzi davanti il lungagnone di turno.  E il suono, spesso sfasato o impastato a dipendenza della tua ubicazione. Senza scordare la coda infinita per abbandonare il sedime e guadagnare l’uscita. Però c’eri! Hai postato e taggato, hai filmato e condiviso. Hai placato la tua FOMO, quella paura e ansia sociale di esser escluso da esperienze ed eventi. Hai testimoniato e riverberato nel mondo di silicio la tua presenza, nutrendo l’ego del tuo beniamino, che non può non sapere o non vedere. Anche se farà spallucce. E arricchendo i promoter ne certifichi l’operato. E così il concerto per molti spesso scivola in secondo o terzo piano. Depauperando il valore della fruizione della musica sull’altare della famelica Fomo.



In queste settimane ho letto ed ascoltato testimonianze di gente che partecipando ad eventi in Italia è amareggiata, incazzata, basita per la scarsa attenzione all’individuo, al suo benessere, alla qualità della sua “experience”. Rabbia e sconforto per un meccanismo organizzativo e gestionale dell’evento insufficiente, corrotto ma che perdura da tempo.  In Svizzera, come nell’ Europa continentale di grandi eventi ne ho vissuto parecchi per diletto e professione. Anche in Italia per la verità. Singoli concerti, eventi e festival anche diffusi, e mediamente la qualità organizzativa, la cura dell’evento, l’accoglienza, la vivibilità, i servizi erogati sono alti.  Tuttavia, da tempo, evito i megaeventi a favore di festival medio piccoli, dei club, dei locali o di proposte in luoghi affascinanti, suggestivi. Dove incroci lo sguardo dell'artista e i suoi respiri. Le rassegne musicali e culturali anche dalle proporzioni limitate ma che stimolano la curiosità, che non è un difetto, anzi. I teatri e le piazze dalle dimensioni contenute. Festival, concerti ed eventi mossi soprattutto dalla passione e dal rispetto per la musica e i suoi fruitori. È una questione anche etica.


I mega eventi fanno notizia perché si misurano con l’esaltazione dei numeri, che sono purtroppo religione. Cifre pompati dai media, dal marketing, dai social. Altrove, negli “altri luoghi” e nelle altre “dimensioni”, mi piace credere che la cultura, anche quella musicale, sia davvero un luogo da abitare e condividere più che un mero prodotto da consumare. Ovviamente in culo al marketing dell’ experience.

 


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Blu Macaja  
Scrittura, memoria, ascolto  
© Gian Luca Verga

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