Sinfonia di libertà: il "Kaleidoscopio" artistico di Ginevra Di Marco
Updated: Sep 18
Per me fanciullo analogico degli anni '60 l’incontro con lo stupore avvenne sbirciando in un caleidoscopio. Che svelando una sinfonia di forme e colori stupefacente si rivelò un varco dimensionale in grado di amplificare, o alterare, la percezione del mondo. Quell’oggetto cilindrico possedeva lo stesso potere di una bacchetta magica che disegnava ghirigori nell’aria da seguire con il naso all’insù. Nel corso del tempo scoprii fosse un termine greco che significava “osservare belle forme”. Quelle “belle forme” che traslandole proprio alla forma canzone le affresca ormai da lustri Ginevra Di Marco; e con passione e con talento, ispirazione e rigore.

L’artista toscana sarà a breve in scena al Teatro Sociale di Bellinzona con “Keleidoscope”, ultimo album di spessore e ispirato, Targa Tenco lo scorso anno nella categoria interpreti a conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di un talento cristallino. Suo e di Francesco Magnelli, compagno di vita e di arte; uno che contribuì coi suoi “magnellofoni” a plasmare negli anni ’90 uno tra i suoni più emozionanti e riconoscibili in seno ai C.S.I. Che per dovere di cronaca hanno appena ultimato un tour a dir poco trionfale 25 anni dopo il concerto di Montesole che concluse la loro parabola.

Eclettica, curiosa e golosa di musica e di incontri arricchenti, la sua storia reca altresì in grembo un’idea concreta di libertà, che da sempre la muove. Di esprimersi certo, e di scegliere anche da che parte della storia stare. Anche in questi tempi turbolenti. Che si rivela esser espressione di profonda umanità e coscienza civile.
Ginevra nel corso del tempo ha riletto Tenco (“Quello che conta - Ginevra canta Luigi Tenco”) il precedente album progetto, ma anche Mercedes Sosa (“La Rubia canta la Negra”) e dunque la grande canzone latino-americana, così come Rosa Balistrieri e Caterina Bueno senza dimenticare le struggenti, intime “Stazioni lunari”, rivisitazioni di canzoni popolari e di lotta. Prezioso il sodalizio con Margherita Hack e Franco Arminio o le infinite collaborazioni con musicisti di vaglia a ornare il suo viaggio, umano e artistico; sempre all’insegna della sua libertà di scelta. E per i significati che la tradizione reca in grembo. Quelli che esprime la grande canzone popolare, e cantautorale, in ogni punto cardinale dell’orbe terracqueo. Una materia musicale e poetica infinita, vitale, urgente e pulsante che grazie al suo approccio e alla sua interpretazione, e agli arrangiamenti di chi la sostiene, cangia nelle forme e nei colori, nei timbri e nei suoni, nei respiri delle emozioni. E credo Ginevra abbia una predilezione per questo repertorio - oltre ad esser un’ottime autrice - perché è proprio lì che si agitano passioni, emozioni gioie e dolori e speranze che ci appartengono e ci raccontano. A ogni meridiano, a ogni parallelo. Lo intuisci dalla sua cifra interpretativa, dall’equilibrio tra la deferenza nei confronti dell’originale e la sua elaborazione. Perché Ginevra delle canzoni ne comprende l’essenza, le luci e le ombre, il detto e l'implicito.

Foto di Guido Harari
“Kaleidoscope” non sfugge a questa sottile malia. Metafora della sua creatività, passione e affinità elettiva con repertori e cantori che appartengono a tutti noi. È un mosaico che aggiunge ulteriori tasselli alla sua poetica, a quel cammino che ci piace percorrere insieme.
Teatro Sociale di Bellinzona, venerdi 19 settembre, con diretta Rsi Rete Due



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